Dopo mesi mi trovo a scrivere qualche riga su questo
blog.
Uno spazio che, è bene dirlo, non ha molto senso di esistere. Era nato con le
migliori intenzioni: raccontare esperienze di viaggio all’estero non
convenzionali. Ed era partito bene, tra il wwoof in Gran Bretagna ed il
servizio civile all’estero, tra Romania e Turchia. Peccato poi che io abbia
sposato una vita convenzionale, tra posto fisso, mutuo e fondo pensione. I
viaggi, salvo rari casi, sono diventati abbastanza normali, nulla di diverso da
quelli fatti da milioni di italiani over 30, nulla che non si possa trovare
grazie a una rapida ricerca su internet.
Ho continuato, e continuo, ad aggiornare sporadicamente il blog un po’ per
tenere traccia dei viaggi fatti, un po’ perché scrivere mi piace, un po’ perché
detesto accantonare qualcosa a cui ho dedicato tempo e impegno.
C’era anche un'altra ragione per cui continuavo a scrivere i report dei viaggi,
e adesso non c’è più. Quella ragione si chiamava papà. Ecco, lui mi ha sempre
spronato, a modo suo, a seguire la passione della scrittura. Era la persona a
cui mandavo i post prima di pubblicarli, e, sono sicuro, fosse l’unico che li
leggesse, tanto che me li rispediva corretti.
Nel periodo in cui lavoricchiai per un atroce quotidiano online con la promessa
-mai mantenuta- di un tesserino da giornalista, mio padre era uno dei pochi a leggersi
i miei articoli. Anzi, fece di più, se li scaricò tutti e li mise in una cartella del
suo pc, con l’intento di stamparli. Io gli dissi che sarebbe stato un’inutile
spreco di carta, e non se ne fece nulla, ma comunque apprezzai il gesto. Percepivo una certa soddisfazione nell'avere questo punto in comune con lui: devo a mio padre la scoperta di un sacco di scrittori, da Bukowski a Melville, passando per London, Hemingway, i classici sudamericani, fino ai nostrani Terzani e Buzzati.
Questo fino a martedì scorso, 26 marzo 2026, data della sua morte. Se l’è
portato via un tumore all’intestino. Una fine piena di sofferenza, di cui un
giorno, se avrò la giusta lucidità, scriverò.
Tra le varie riflessioni che questo personale dramma mi sta portando, vi è
anche quella legata a questo strampalato blog; a lui piaceva che scrivessi,
tanto che, bonariamente, mi aveva suggerito di chiamare il blog “Marco Pollo” (un Marco Polo che non ce l’aveva fatta); ho
intenzione di onorare la sua memoria scrivendo un po’ di più. Non per forza di
viaggi, che in fondo non interessano a nessuno, bensì di tutto ciò che reputo
meritevole: che siano pensieri sparsi tra i banchi
della Coop, o riflessioni fatte cullando Jacopo. Già, l’altra grossa novità dell’anno
è la nascita di mio -e della mia compagna Viola- figlio, Jacopo. Ha preso luce
il 4 febbraio 2026, a seguito di un cesareo: si è dovuto anticipare il parto a
causa di una idrocefalia che ci ha gettati, all’ultimo mese di gravidanza, in
uno stato di enorme agitazione. Magari in futuro scriverò anche di questo.
Inutile dire che tra padre e figlio sono stati mesi durissimi: i due si sono
visti pochi minuti in ospedale, in uno di quei pomeriggi di fine febbraio in
cui il personale medico ci aveva comunicato che il babbo aveva i giorni
contati. Non ci saranno certamente ricordi da parte di Jacopo, ma mi fa piacere
ci sia stato quel flebile contatto (e una foto che ogni volta che la guardo mi
si stringe il cuore).
La vita mi sta tirando dei colpi piuttosto forti, e userò questo spazio per
sfogarmi, ed esprimere me stesso. Lo farò pensando a papà, e a Jacopo, in cui
mi piacerebbe piantare il seme della scrittura.
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domenica 29 marzo 2026
Ciao Papà, benvenuto Jacopo
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